Ciao Claudio…..

…questa la foto nata dal nostro primo incontro. Tu eri raggiante con Susanna, innamorato come un ragazzino e io felice per voi…e contento  di conoscerti perchè ti avevo sempre ammirato.

Ero pronto a scendere a Roma per venirti a trovare, aspettavo di finire gli esami di Accademia per palesarmi. Hai usato “il tempo più veloce” che avevi a disposizione per sorprendermi e spiazzarmi un pò…come solo tu sapevi fare.

Tanta è la tristezza in questo momento, quanta la felicità per aver potuto collaborare con te unendo come in un abbraccio le rispettive visioni.

Voglio ricordarti con queste tue parole circa le nostre prime immagini assieme:

ok, mi hai convinto! l’agognato scatto è frutto dell’interazione del mio desiderio con la tua camera digitale. temo non sia disponibile il file in quanto inesistente.

Quella psichedelica è super; l’ho già scritto ma repetita iuvant.
Con il mandoloncello ne hai anche con la testa vero?
 
Stammi bene  caro.
baci

In un intervista recente disse: “Mi capita, andando in giro, di incontrare tanti ventenni, trentenni e quarantenni oppressi da questo presente senza prospettive, senza lavoro, senza energia”, raccontò l’artista a Rockol lo scorso anno, nel presentare il suo album “In alto”: “E che così facendo celebrano inconsapevolmente il trionfo di questo orribile sistema antagonista permettendogli di farsi beffe di ogni nostro impulso creativo e ideale. In queste situazioni l’essere umano tende sempre a comportarsi allo stesso modo. Cerca protezione e difesa, si chiude nel suo privato, nella cellula familiare e nel lavoro pensando che tanto non cambierà mai niente. Col cavolo! Con tutte le forze che mi restano in corpo intendo oppormi a questo modo improduttivo di confrontarsi al presente. E’ proprio in momenti come questo che ci sono spazi vuoti da riempire. Paradossalmente, nello stato attuale delle cose io percepisco un’occasione straordinaria. E’ il momento che qualcuno cominci a mettere ingredienti nuovi nella ricetta del quotidiano. Senza aspettare che sia sempre un miracoloso ‘altro’ a scodellarci una realtà diversa”.

 

 


…ricordo che dissi.-Wow…al piano Claudio sei  una rarità, lo suoni ma ci sono poche tue foto. Di questo momento intimo posso solamente dire che fu bellissimo sentirlo accennare motivi che hanno segnato l’immaginario di una generazione…

….questa gli piaceva da matti…adorava come usavo il fish eye su di lui…

Pianeta Rocchi…sempre dentro la sua work station che allestiva con metodo, ogni   chitarra e effetto era in un box numerato progressivamente…

…la malattia degenerativa delle ossa non lo ha mai limitato,viaggiava in auto,si montava il set…reagiva e viveva con l’umiltà di chi è grande davvero interiormente. L’ho scritto in passato e lo ribadisco oggi :-Claudio aveva un grandissimo cuore, un ‘umanità e rispetto per l’altro. Era gentile e cordiale, un’intelligenza non comune che spaziava dalla Filosofia alla fisica quantistica, cinema,letteratura…e ovviamente musica. E’ stato uno sperimentatore, riascoltatevi SUONI DI FRONTIERA e ha osato molto non lasciandosi gestire da un mercato sempre più sordo e cieco. Era ritornato sui palchi con una grande gioia, i suoi concerti erano quelli di uno storyteller che sapeva incantare un pubblico estremamente vario. Viveva il suo tempo e  talvolta dedicava un’inedito al padre a fine concerto…una canzone mai incisa che il babbo adorava.

 

Taccuino reggiano pt 2 Raimondo, Anna e Ermanno

Tante le persone che sono passate a trovarmi a Reggio Emilia .Due amici nuovi in particolare mi hanno incorniciato con il loro affetto e una stima che pensavo di non meritare : Anna Pace e Ermanno Bartoli. Attanti folli mi hanno presentato un loro amico il maestro Raimondo Motti.

Assieme abbiamo fatto cenacolo circondati da 50 miei  Angeli. Abbiamo parlato di R W Emerson che si è rivelato l’amore di tutti e poi di R. Bradbury di pittura e fotografia, di chimica e fisica ma credetemi non era un salotto dell’intellighenzia, piuttosto una sgangherata banda di anime strane e diciamolo “d’esigua statura fisica” salvo per la longilinea silouette di Adriano Cavazzoni.

Le sedie disposte a cerchio e il divanetto che per ogni  nuova seduta perdeva le doghe erano il nostro piccolo teatrino. Rischiarati da luce  esigua (l’allestimento)  brillavamo per diversità rispetto al chiasso del  mondo che scorreva tra aromi dolciastri di negozi indiani e gli idrocarburi tessuti dall’afa reggiana.

Il maestro Motti, classe 1934 ( come mia madre) ti stupisce e seduce  per l’infinita conoscenza delle cose del mondo oltre che letterarie. Piccolo con un paio di occhi chiari che scrutavano tutt’attorno non tardò a rimarcare che uno dei due proprio “non vede più” e l’altro vede poco….ma col sorriso aggiunse che intanto per fare fotografia di occhio ne serve uno solo.  In uno dei nostri incontri mi girò attorno con la sua macchina e le immagini sono straordinariamente colme di verità, non leziose, raccontano Alberto assai bene.

Non sono un soggetto facile, sempre in movimento…specie forse per un piccolo ometto che vede poco e cammina aiutandosi con un bastone ma Raimondo mi ha stupito e commosso offrendomi amicizia, racconto e tante immagini.

Quando sei fuori casa non hai attorno le tue cose,  non incontri i volti famigliari che sei solito incrociare negli itinerari della tua quotidianità e non siedi a mangiare alla tua tavola. La gente mi si è fatta attorno a Reggio con i loro sorrisi, con le rabbie che hanno gli umani, con le chiacchere come con i discorsi e Raimondo che mi potrebbe essere Padre mi ha accompagnato con la sua vita di maestro e i suoi racconti d’amore per la letteratura.

Ho visto un paese con dei granai e una biblioteca costruita per gli altri da un ragazzo ventenne che amava poesia e letteratura.

Ho visto una biblioteca dove  i libri si leggevano  a lume di candela perchè non c’era la luce e ho letto le parole che con amore grande mi ha scritto 59 anni dopo assieme ai suoi amici :- Ti auguriamo un proficuo lavoro che ti renda sopportabile la vita, perché questo è il destino di tutti noi. Ti consideriamo un nostro fratello.

Raimondo
Anna e Ermanno

tutte le immagini sono di Raimondo Motti

 

Fratellanza

Mi ero tenuto il 17/06 per disallestire NEL SEGNO DELL’ANGELO ma cadeva di lunedì e non avevo amici genovesi etc su cui potevo contare per una mano. 50 opere, l’impianto elettrico, caricare l’auto…il tutto nell’afa. Parlando con alcuni amici a Reggio esclamai:-certo che se ci fossero 2 cristiani che mi dessero una mano tutto sarebbe un pò più semplice. Khadija Lamami sorridendo ribattè:- Cristiani non saprei ma se fossero 2 musulmani? Ecco quindi compiuto IL MIRACOLO. In 4 ore fitte, Monsieur Lamami e suo figlio si sono prodigati nell’ aiutare me e Dorian Paderni che s’era già dato disponibile.

Alle 13,40 lasciavo quindi Reggio carico all’inverosimile con luci,opere e un Angelone di 4 metri quadri.

Se il mondo dei potenti, delle guerre per i denari,delle faide religiose avesse annusato per 1 secondo l’aria di complicità, gioia e fratellanza con la quale abbiamo disallestito la mostra  tutto andrebbe molto meglio sapete? Grazie quindi alla famiglia Lamami, a Dorian a Daniela Ferretti che è passata a salutarmi immaginandomi alle prese con gli scatoloni (suo lo scatto) e grazie a tutti coloro che sono venuti a trovarmi…abbiamo parlato di arte,poesia,di film,di donne e di cibo…ho conosciuto tanti nuovi amici di ogni età, etnia e credo…è stato bellissimo nonostante le fatiche e l’impegno economico…GRAZIE DAL PROFONDO DEL CUORE!

Khadija Lamami

ps:  (foto di gruppo) La T del mio cognome venne portata via da qualche passante….poco male…rimediammo col nastro isolante…il 3 pure…forse voleva dire che esiste pure l’anno 201….ripresi il tre con una matita…..fossero questi i  veri problemi….

Taccuini da Reggio pt 1

Ubriaco di glicine che impregna l’auto nella notte lascio scorrere gli occhi sulla via Emilia. Guido e centinaia di fotografie mi attraversano come fossero pensieri , corolle o viti abbarbicate alle pareti dell’Anima.

 

Reclinato come un verbo intransitivo sulla distanza.  Indocile giardino regno di falene, cortile polveroso nel riflesso di nubi che sbuffano di caldo.Distante da ogni pace.

 

Correvamo nell’erba . Sembravano quelli “i giorni felici” saltando dal granaio con le nostre magliette a righe.

Imparammo a sospirare piano per la morte di una lucertola amata e continuammo a farlo poi per delle donne.

 

L’erba piegata al vento. La siepe e dei rubini indiani trovati come sorpresa nelle patatine.

Tutto questo e forse ancor meno “oggi”.

 

Emanuela Terrile  di passaggio a  Reggio domenica 9/06/2013

 

 

 

Last weekend / Nel Segno dell’Angelo 1993/2013

Ultimo WEEKEND per NEL SEGNO DELL’ANGELO a Reggio Emilia-Fotografia Europea c/o SPAZIO ICARUS Viale IV Novembre. Molta gente (aficionados del festival) l’ha definita una delle migliori mostre dell’ottava edizione, qualcuno lo ha pure scritto. Per me che da 20 anni mi dedico anima e corpo a questo lavoro è una grandissima soddisfazione. Ringrazio i visitatori, in particolar modo i reggiani che PRAGMATICAMENTE hanno fatto Tam Tam (la mostra è stata mal pubblicizzata dal FESTIVAL) portando ogni weekend amanti della fotografia a visitarla. Coloro che apprezzano la stampa FINE ART si sono trattenuti lungamente a parlare col sottoscritto.

A monte di un investimento di 6000 € totali per 6 weekend di apertura (per la mia economia vi assicuro è un bel sacrificio) sono stato ripagato DALLA GENTE che mi si è fatta attorno. Ho avuto modo di conoscere nuovi amici Lorenzo Fontanesi Ermanno Bartoli Dorian Paderni Nicola Montanari Khadija  Lamami e altri ancora…ho fatto alcuni Angeli mentre ero lì all’Icarus da Marco Pedrazzini….ora siamo al giro di boa finale….GRAZIE DI CUORE A TUTTI…chi non l’ha vista ancora….passi!

ph-Alice Piscitelli    …domenica scorsa….

…sì perchè ho fatto 4 angeli a Reggio…alcuni ritratti… le foto di un gruppo splendido Ziryab ( brani della tradizione classica e popolare appartenenti al Medio Oriente, Turchia, Grecia, Macedonia e Maghreb, in una rivisitazione contemporanea )…….mai stare con le mani in mano e…..con i piedi per terra…IN ALTO IN ALTO IN ALTO IN ALTO IN ALTO IN ALTO IN ALTO IN ALTO !

Alberto Terrile ed i suoi Angeli Slow Motion

Reggio Emilia

 

Alberto Terrile non cessa di dare immagine ad un soggetto umano dall’io multidimensionale e dall’essenza mutante. Ricorre il ventennale della sua serie fotografica, rigorosamente in bianco e nero, di Angeli, apprezzata anche, negli anni Novanta, dal regista tedesco Wim Wenders, che ne ha selezionato le opere in vista della mostra personale a Berlino. Una serie che esprime, nella sua estatica bellezza, l’intenzione di sollevare da terra il soggetto umano, prevalentemente femminile, per scoprirne la dimensione leggera e fragile, misteriosa e inafferrabile. Ne scaturisce una galleria di corpi levitanti, senza essere magici, di volti impenetrabili, investiti di una destinazione, di un destino altro. Sovente le giovani donne rappresentate indicano con la mano una direzione: quell’altrove a cui tutti tendono, il luogo dell’alterità, del doppio di sé con cui convivere o dell’altro con cui dialogare.

Gli Angeli di Alberto Terrile, colti nell’istante del distacco dal suolo, vanificando la forza di gravità, diventano metafora di una prospettiva orizzontalmente più ampia e verticalmente più elevata, di un cambiamento di ottica, di velocità, di connettività con soggetti e situazioni altre, di adeguamento o resistenza a mutamenti epocali di ogni ordine, sia dal punto di vista tecnologico, che etnico, ecologico, socio-politico, culturale.  Quello di cui i suoi Angeli diventano indice da seguire non è la piatta adesione ad uno standard comportamentale di superficie, di leggerezza, di disimpegno, di apparenza, ma di apertura creativa ad un comportamento fondato su valori sostanziali, da vivere con spirito illuminato. I seducenti soggetti angelici slow motion fotografati da Alberto Terrile diventano allusione trasparente alla velocità insostenibile, alle performance estreme richieste all’individuo e alla collettività nel mondo del lavoro, dei trasporti, dello spettacolo, dello sport, del sesso, della ricerca scientifica, della professione, con l’esito di un crescente e diffuso malessere rilevabile nel cuore della società del benessere. Nel messaggio estetico di Alberto Terrile esplicito è l’armonico equilibrio tra luce e ombra, realtà e sogno, attualità e virtualità del presente, implicita è la condanna verso l’irresponsabile effetto anestetico esercitato dai mass media nella rappresentazione della guerra, della violenza, della mancanza di solidarietà interpersonale.

Nella singolarità di ogni ritratto si profila una galleria di specchi in cui si riflettono frammenti del mondo, momenti della collettività in cammino verso una meta che è il cammino stesso. Quei sollevamenti istantanei da terra verso l’alto agiscono come distacco dalle contingenze del quotidiano per toccare un livello altro di consapevolezza e di coscienza. Nello sguardo di Alberto Terrile si rispecchiano i volti familiari o estranei di quella interminabile teoria di soggetti che hanno, nel tempo, posato per lui, con cui l’artista ha sposato momenti di esistenza e di attività, di sogno, cammino, crescita. A ben guardare è visibile, alle sue spalle, una moltitudine di persone anonime o di star, studenti o studiosi, di palcoscenici scintillanti di luci o immersi nell’oscurità, che aspettano un suo scatto per venire alla luce, alla vita di una rappresentazione unica, irripetibile. Si profila così, in controluce, un ritratto dell’artista nei momenti di ritiro nel silenzio e nella solitudine o di immersione nella folla degli spettacoli e dei concerti di massa, in certe ore della giornata in quegli abitacoli urbani che sono i mezzi di trasporto, o quando, distrattamente, deambula da un vicolo all’altro del centro storico genovese, parigino o berlinese, cercando, come un flâneur del terzo millennio, quell’unico sguardo tra la folla che gli trasmetta la risposta a quell’interrogativo che non cessa di porsi.

 

Viana Conti

Genova,10 novembre 2012

La prima fotografia raccontata a Anna Maria Farabbi

Ho terminato un’intervista con la poetessa Anna Maria Farabbi. La 1 domanda con relativa risposta la uso come didascalia della mia prima inconsapevole fotina (dia) che mi fece decidere di …..continuare quella strada…ma è meglio dire “cominciare quella strada”.

Una riflessione quindi indirizzata ai giovani autori che scattano e postano immediatamente le loro immagini per mostrarle al mondo ( corrono per fare a gara a chi fa più mostre… ) questa fotografia è stata presa in considerazione a livello artistico solamente nel 2007 ovvero 28 anni dopo. Oggi i tempi sono CAMBIATI. Il digitale ha portato democraticamente la fotografia a tutti e questo è rivoluzionario . Purtroppo ha anche illuso molti di essere già dei fotografi mentre la sera rielaboravano le cromie,tiravan sù livelli e postproducevano l’impossibile. Occorre consapevolezza del proprio fare e di COSA REALMENTE SIA UNA FOTOGRAFIA, A COSA SERVA. La fotografia è un modo per TRASFORMARE IL MONDO ma trasforma anche chi la fa. Non è un abito da sfoggiare per farsi belli e definirsi ARTISTI nell’oggi.

Senza le immagini “casalinghe” (i kodachrome…) che raccontavano le nostre vacanze faremmo difficoltà oggi a ricostruire il nostro passato…se solo lo pensiamo ( il ricordo tinge tutto ciò che è stato e lo ammorbidisce nei toni ) Una foto del 72 mi mostra sotto le dolomiti che pendono un pò ( mia mamma stava fotografando) e mi riporta a quella vacanza, agli aromi nell’aria,alla voce di Eddi (oggi morto) che scherza con mio padre.La fotografia è anche MEMORIA.Come faranno i nuovi adolescenti che ogni 3 secondi postano la loro IMMAGINE allo specchio, in bus,in sella allo scooter…e tre secondi dopo mentre scendono dallo scooter ridono e tornano allo specchio? La loro vita è uno slideshow che ha come una didascalia LA VITA REALE? Come ricorderanno o dimenticheranno?

Eccovi quindi la 1 domanda e la mia risposta….buona lettura!

A.Farabbi:- Puoi raccontarci quando come e perché è nato il primo incontro con la fotografia, presentandoci poi, brevemente, le tappe fondamentali del tuo percorso artistico?

AT: Cominciai per caso attorno al 1978, scattai le mie prime fotografie in bianco e nero senza avere minimamente i rudimenti di stampa. Le poche cose scoperte risalivano a qualche anno prima quando mia sorella aveva avuto la brillante idea di fidanzarsi con un tipo che aveva il padre fotoamatore. Il passo fu breve e ottenni in prestito l’ingranditore, alcune bacinelle e delle dispense di un corso per corrispondenza, ma non avevo voglia di leggerle per cui mi applicai malamente all’apparecchio. Totalmente inconsapevole dei diaframmi, stampavo a tutta apertura le innocenti foto di casti nudi della mia prima fidanzata. Non lo sapevo ma assieme alla fotografia criminale, la fotografia di nudo o erotica fu il primo grande veicolo di circolazione dell’immagine a cominciare dalla sua nascita nel 1856.
All’Accademia di belle Arti vivevo una dimensione insofferente nei confronti dei sistemi didattici e mi annoiavo mortalmente. La situazione si aggravò ulteriormente quando la mia ragazza, Raffaella pensò di innamorarsi di un art director di 17 anni più vecchio di lei e rimase incinta. Il dolore mi mandò in tilt, saltai così parecchie lezioni, specie quelle relative a anatomia artistica. Soffrivo, non mangiavo e deperivo, sono le tristi storie dei primi amori.
Ogni studente deve render conto al docente di ciò che fa, mi ritrovai quindi alla fine dell’anno senza 15 tavole di anatomia che erano necessarie per la valutazione complessiva. Dovevo trovare assolutamente una soluzione. Rubai dal frigo dell’Accademia una pellicola invertibile al tungsteno, chiamai Giovanni ( il nome del modello che posava alle lezioni di anatomia) e lo pregai di dedicarmi un’ora replicandomi ogni posa fatta durante l’anno, io l’avrei fotografato e una volta in possesso delle diapositive con un pomeriggio e una notte di intenso lavoro avrei ricalcato i disegni per l’ammissione all’esame. Il caso volle che terminate le pose di anatomia avanzassero circa 10 scatti. Chiamai così Barbara e Grazia e terminai il rullino.
La mia sorpresa fu grande quando, andando a ritirare le diapositive, ascoltai queste parole dal commesso :- Complimenti per i ritratti, veramente molto belli…..li ha fatti usando dei quarzi?
La mia ignoranza del lessico fotografico era grande, non sapevo che i quarzi erano illuminatori al tungsteno per studio e il mio pensiero volò invece alle raccolte di minerali che facevo alle elementari, per me quarzi e calcedonio erano pietre che mettevo in teche di plastica, per cui risposi deciso:- No!
Non fu tanto il complimento del tipo del laboratorio quanto il mio stupore per i ritratti realizzati a farmi pensare che il mio mondo pittorico era giunto al capolinea. Decisi di abbandonare i pennelli e l’olio di lino e iniziare un’avventura creativa in cui avrei sì dipinto ma con la luce.
Mi chiedi brevemente le principali tappe e qui entra in gioco “il tempo”. “Amare la fotografia significa avere cura del tempo. Il nostro tempo e quello dell’Altro” Ogni volta che qualcuno scompare faccio esperienza di come il tempo sia indissolubilmente legato alla fotografia e viceversa. Quando guardi chi non c’è più in una fotografia come per magia torni lì, accanto per un attimo e sei di fronte a un racconto di un momento della vita. Sono felice di essere fotografo. Attraverso lei (la fotografia) ho incontrato, conosciuto e ritratto tante persone molti “non sono più tra noi”.eppure li possiamo ancora vedere e accarezzare con uno sguardo. Saramago in cecità diceva “Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva”.

Le tappe potrebbero essere: 1989 il primo premio come ritrattista italiano, un buon motivo per credere maggiormente nella mia visione e modo di ritrarre. 1993 l’anno magico: La nascita degli Angeli e il soggiorno a Parigi, la conoscenza di Jolanda assistente di Wim Wenders, i ritratti di cinema a Venezia e il viaggio a Baghdad per vedere cosa produce una guerra. 1998 La scoperta della didattica dopo il corso tenuto alla Holden di Torino. Il mio primo libro in francese e tre mesi di mostra dei miei Angeli a dialettizzarsi con quelli medioevali del museo del Petit Palais di Avignone 2004 : la prima stampa italiana su Marmo alleggerito di un Angelo e la partecipazione a disegnare il marmo, un modo per raccontare l’amicizia e reciproca stima col grande maestro del disegno Omar Galliani. 2008 L’anno che vede l’uscita di due miei libri “Poeti Immaginati” (il racconto dei miei incontri con Ferlinghetti, Lou Reed, Lydia Lunch,Peter Hammill, Alejandro Jodorowsky,Ray Manzarek e altri) e “Nel segno dell’Angelo 1991/2008 (l’integrale del lavoro prodotto sino a quel momento) 2013 : la partecipazione (totalmente autoprodotta) della retrospettiva ventennale “Nel segno dell’Angelo 1993/2013) a Fotografia Europea di Reggio Emilia, il mio tributo nella sua terra a mia nonna Alberta Passini grande emiliana.

 

Come mi vedono gli altri…

Raimondo Motti Maggio 2013

L’apparecchio fotografico come una maschera, copre il volto e crea la giusta distanza  tra l’occhio e quella realtà che la fotografia trasforma, tutto è possibile grazie a  una visione interiorizzata e vicina all’Anima: guardare con il cuore le cose per  poi “riscriverle” attraverso il proprio sguardo.

Quando fotografo cerco di cogliere l’essenza delle cose e delle persone attraverso le forme del mondo. Ciò che racconto è l’equilibrio tra l’apparire e l’essere, tra l’esterno e l’interno di ogni essere umano. (at)

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

 

Alberto Terrile e’ un folletto. Ne sono certa. Converse bordeaux, jeans e camicia blu. Si muove nervoso, scattante mentre il respiro forte, profondo sembra voler tirar dentro nei polmoni tutta l’aria e la vita che ha intorno. Poi, sbuffa, rapido, e lascia andare. I capelli, ricci e ribelli, lo rispecchiano. E, poi, gli occhi. Due fessure di luce blu che guizzano, sornione, a voler catturare il mondo. Gran comunicatore, Alberto. Sa trasmettere, con ogni parola, la sua passione fotografica. In quei momenti, lo senti, presente, con tutto il suo essere. Ma non i suoi occhi. In perenne movimento, sono già lontani, ti scavalcano, quasi ti attraversano per cercare, al di la’, nuove visioni. Poi si volta, ti sfiora con lo sguardo e scoppia a ridere mentre racconta le sue avventure nel mondo reale. Alberto e’ un folletto bambino. Autoironico, gioviale, trasparente e creativo. Le emozioni sanno che troveranno un buon interlocutore e un ottimo custode. Potranno impressionare la sua pellicola di umano e risuonare nella vita attraverso di lui. Per un attimo, eccola…la malinconia che gli vela lo sguardo. Parla di amici che ora abitano il mondo dell’invisibile. “Non posso essere diverso da quello che sono.” Si alza dalla sedia, guardando nel viale, di fronte a se’. Sorride. “Vedi, la’ dietro, oltre quel cancello? Ho immortalato il mio ultimo Angelo” E poi, via, torna a giocare e a inseguire la vita.

 

Tanja Rosso

Reggio Emilia, 8 giugno 2013

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Loredana Settembrini

 

Mi riconosco e ritrovo nei ritratti fotografici  qui sopra al pari di quelli fatti  di  parole. I miei occhi  in perenne movimento, sempre alla ricerca di qualcosa  nell’ altrove  possono esser  timorosi di posarsi  più vicini su cose o persone che possono farci  del male.

In me c’è un bambino cresciuto alla vita. Stamane scrivevo: Il tempo che decidiamo di destinare all’Altro ci viene dettato dal cuore. Possiamo passare sopra le cose come attraversarle. Ci si incontra dove altri si scontrano o  si evitano.  Gli incontri della vita nascono sotto stelle diverse e forse ognuno vorrebbe disegnarli alla sua maniera per render più bello il suo cielo.

Le parole che scrivo, come le foto che faccio vengono dal profondo…senza pretendere di esser tali ( profonde e fondanti).

E’ il mio intimo che si apre e abbraccia le persone che mi danno emozioni. Reagisco alla bellezza, all’intelligenza ,alla stupidità e alla grettezza perchè mi considero vero, autentico. Cerco nella naturalezza di potermi manifestare.

Prendersi troppo sul serio non è cosa sensata….

 

 

 

 

Carlo Maria Cipolla / Le 5 leggi della stupidità

Carlo Cipolla (Pavia, 15 agosto 1922 – Pavia, 5 settembre 2000) è stato uno storico italiano, specializzato in storia economica. Ha insegnato in Italia e negli Stati Uniti.

 

Sia che si frequentino circoli eleganti o che ci si rifugi tra i tagliatori di teste della Polinesia, che ci si chiuda in un monastero o che si decida di trascorrere il resto della propria vita in compagnia di donne belle e lussuriose, il fatto permane che si dovrà sempre affrontare la stessa percentuale di gente stupida − percentuale che supererà sempre le più nere previsioni. 

 

Una creatura stupida vi perseguiterà senza ragione, senza un piano preciso, nei tempi e nei luoghi più improbabili e più impensabili. Non vi è alcun modo razionale per prevedere se, quando, come e perché, una creatura stupida porterà avanti il suo attacco. Di fronte ad un individuo stupido, si è completamente alla sua mercé.

 

 

Fatti:

1. gli stupidi danneggiano l’intera società;

2. gli stupidi al potere fanno più danni degli altri;

3. gli stupidi democratici usano le elezioni per mantenere alta la percentuale di stupidi al potere;

4. gli stupidi sono più pericolosi dei banditi perché le persone ragionevoli possono capire la logica dei banditi;

5. i ragionevoli sono vulnerabili dagli stupidi perché:

* generalmente vengono sorpresi dall’attacco;

* non riescono ad organizzare una difesa razionale perché l’attacco non ha alcuna struttura razionale.

Prima Legge

Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione:

a) persone che reputiamo razionali ed intelligenti all’improvviso risultano essere stupide senza ombra di dubbio;

b) giorno dopo giorno siamo condizionati in qualunque cosa che facciamo da gente stupida che invariabilmente compaiono nei luoghi meno opportuni.

E’ impossibile stabilire una percentuale, dato che qualsiasi numero sarà troppo piccolo.

Seconda Legge

La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona, spesso ha l’aspetto innocuo/ingenuo e ciò fa abbassare la guardia.

Se studiamo la percentuale di stupidi fra i bidelli che puliscono le classi dopo che se ne sono andati alunni e maestri, scopriremo che è molto più alta di quello che pensavamo. Potremmo supporre che è in relazione con il basso livello culturale o col fatto che le persone non stupide hanno maggiori opportunità di avere buoni lavori. Però se analizziamo gli studenti ed i professori universitari (o i programmatori di software) la percentuale è esattamente la stessa.

Le femministe militanti potranno arrabbiarsi, ma la percentuale di stupidi è la stessa in ambo i sessi (o in tutti i sessi a seconda di come si considerano).

Non si può trovare nessuna differenza del fattore Y nelle razze, condizioni etniche, educazione, eccetera.

Terza Legge

Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

Quarta Legge

Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. Dimenticano costantemente che in qualsiasi momento, e in qualsiasi circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.

Quinta Legge

La persona stupida é il tipo di persona più pericolosa che esista.  

Questa è probabilmente la più comprensibile delle leggi per la conoscenza comune che la gente intelligente, per quanto possano essere ostili, sono prevedibili mentre gli stupidi non lo sono.

 

Corollario di base: “Una persona stupida è più pericolosa di un bandito” ci conduce all’essenza della Teoria del Cipolla. Esistono quattro tipi di persone in dipendenza del loro comportamento in una transazione:

- Disgraziato (Sfortunato): chi con la sua azione tende a causare danno a sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro

- Intelligente: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro

- Bandito: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma allo stesso tempo danneggia qualcun altro

- Stupido chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita

 

 

Dai cassetti della memoria/San Francisco 2006/Corrado Rustici

Nel 2006 a San Francisco fotografai Corrado Rustici, stavamo cercando la giusta immagine per il suo disco. Lavorai sia in digitale che con la pellicola. Furono momenti belli quelli in ripresa e meno felici quelli dell’editing perché entrarono in gioco altre figure, il grafico art director, la responsabile del progetto per conto  della casa discografica e tutto risultò più difficile.

Quando lavori per un progetto per il mercato editoriale devi tener conto che da un lato hai  l’artista che devi ritrarre e la sua percezione di sé, dall’altro l’industria che lo promuove ma soprattutto lo dovrà vendere.

Spesso devi accettare soluzioni che non trovi adatte e con le quali dovrai essere d’accordo se non vuoi uscire dalle righe. E’ ancora fresco il ricordo di una voce che mi ricordava con petulante supponenza che “il rosso è più impattante”.

Diciamo che non amo queste forme di relazione ( il music business)  e la mia biografia e portafoglio clienti lo esplicitano. Quando fotografo cerco anzitutto  di cogliere l’essenza  delle cose e delle persone attraverso le forme del mondo. Ciò che osservo è l’ equilibrio tra l’apparire e l’essere, tra l’esterno e l’interno di ogni essere umano. Qualcuno sostiene che io “denudi l’altro”

Trovai interessante  pertanto rivolgere il mio sguardo verso Corrado attraverso i vetri di un caffè mentre assorto nel suo mondo pensa, il suo corpo fisico è lì, assolutamente visibile, ma la mente vaga negli spazi della creazione, nel mondo delle idee.

Queste immagini non sono mai state utilizzate ma sono le mie preferite da quelle sessioni.

In questi tre scatti realizzati con la mia vecchia Hasselblad, fatti a distanza di pochi minuti uno dall’altro e  non lontani dalla via intitolata a Jack Kerouac oltre a Corrado Rustici  ci sono anche io con  quella visione tinta di  “melancolia e memoria ”

Buona Visione

Claudio Rocchi e Susanna Schimperna

Carissime amiche e cari amici, torno su Facebook dopo una ventina di gg o più di assenza. Ci torno per aggiornare le mie pagine al mio presente e viceversa.

Nel frattempo, sollecitato con calore da più parti, ho iniziato a scrivere “la settima vita”, mia autobiografia ufficiale. Intendo tentare di ripercorrere la straordinaria esperienza fatta di recente con Gianni Maroccolo sulla piattaforma di crowdfunding musicraiser.com offrendo appunto come ricompensa questa sintesi delle mie vite. Un libro che sarà pubblicato da un editore importante e che potrete, se vorrete aiutarmi a smazzare il singolare presente che mi si è parato davanti, assicurarvi direttamente quando partirà la campagna di fundraising.

A fine 2011, mentre ero in promozione a Milano per il mio CD “in Alto” fatto con la Cramps, feci un’intervista per un quotidiano nazionale che titolava più o meno “Le cinque vite di Claudio Rocchi”. Era “Libero” o “il Giorno”? Non ricordo. Raccontavo di una vita da studente, una seconda da aspirante rock star, una terza da aspirante santo indù, una quarta da aspirante “normale” professionista tra broadcast, media e business immobiliare. La quinta era quella in cui rientravo allora, per una serie di benedette concorrenze tra Amore e Ispirazione, di musicista ritrovato con voglia di concerti ed energia per farli. Poi arrivò la sesta. Una grave malattia degenerativa alle ossa mi faceva di fatto malato terminale pur continuando io di fatto, tra stampelle e bastoni, a fare finta di niente e guidare in su per mari e autostrade a fare i miei concerti.

Eccoci infine alla settima vita. La vivo da 20gg o poco più e tutto è successo in meno di 12 ore. Un crollo vertebrale ha determinato un’invasione del midollo spinale e di fatto ho perso l’uso delle gambe. Ho sentito risalire forte da dentro una risata incontenibile accompagnata dalla domanda: “Ma cazzo, non era sufficiente così? Pure paraplegico ora?

Adesso, dopo vari accertamenti a tutto campo, il quadro clinico è fissato. Patologia non reversibile che innesta la perdita d’uso degli arti inferiori sulla patologia ossea degenerativa. Sono ultra fragile, e devo stare praticamente a letto evitando movimenti di ogni genere che potrebbero, nel caso di un’invasione midollare più alta del D11 odierno, pregiudicare anche l’uso degli arti superiori. Non male, vero, per mettere alla prova il buonumore?
Sappiate che il buonumore tiene, la Coscienza pure e il libro è iniziato stamane.

Stavo lavorando a progetti molto interssanti e li sto comunque portando avanti in queste condizioni. Quattro puntate Tv per RAI5 sulla mitica “Per Voi Giovani” ed il Festival Per Voi Giovani all’Auditorium Parco della Musica a Roma tra il 19 e il 26 giugno. Non potrò esserci di persona ma la mostra fotografica, la rassegna del cinema Rock, la storia dell’Editoria musicale di quegli anni, una serie di serate d’ascolto condotte da noti media men ed un convegno introduttivo di studio guidato da Renzo Arbore ci saranno tutti. Così come i concerti del 24/25, Osanna/Banco del Mutuo Soccorso, Museo Rosenbach/Premiata Forneria Marconi. In cartellone per il 26 c’erano Battiato/Maroccolo/Rocchi e sarebbe stato davvero divertente misurarci insieme sul palco per parte della serata prima del concerto di Franco. Questo, ahimè, non succederà, ma confido certo che Franco sappia come sempre comunque riempire di significati straordinari la serata con la sua musica.

Eccomi quindi a scrivere e vivere questa settima vita. Sarà probabilmente più difficile lavorare e fare fronte a complessità che non potevo certo prevedere. Anche spese per attrezzare questa settima vita con gli strumenti tecnici che le saranno necessari.

Certi strumenti miei (musicali e non) non saranno invece più necessari per me e a breve vi dirò di cosa mi voglio liberare. Chissà? Forse a qualcuno di voi potrà interessare qualcuna delle mie splendide chitarre, forse a qualcuno piacerà guidare la mia auto, od avere qualche traccia dalle mie vite precedenti. I grandi libri rilegati dove scrivevo i testi delle mie canzoni e disegnavo nei ’70, i dorje tibetani per le puje di liberazione, qualche stravagante memorabilia da puro collezionismo, gli acetati dei miei provini inediti, i nastri magnetici originali, qualche raro libro super esoterico che mi accompagna da sempre, i miei quadri mai esposti.
Io voglio alleggerire il carico, liberarmi di oggetti e tracciati ora davvero superflui e non utili. La settima vita me lo chiede e ho pensato di dirvelo.
A presto carissimi. Hugs to you all. Claudio R.

Un mese fa l’uomo che amo si è paralizzato, per un tumore che in poche settimane ha attaccato vari punti della schiena. Da allora è stato in ospedale, ne è uscito ieri. E’ così fragile che potrebbe andare in pezzi. Prende dosi incredibili di antidolorifici perché il dolore è disumano. Ma in questo momento è davanti a me, concentrato nella stesura del suo libro autobiografico. Sereno, rilassato. Capace di sorridermi quando gli dico «Uffa, ma sei diventato troppo goloso» perché ha appena mangiato un altro pasticcino di mandorle.
Ci vogliono letto speciale, materasso speciale, medici, infermieri, assistenti, cure, attenzioni, riguardi, soldi. Ci vuole tutto, per aiutarlo perlomeno a non patire ulteriori disagi. Ma tutto questo sarebbe nulla se non avesse il carattere che ha, se non fosse così straordinario e meritevole di incondizionato amore.
Abbiamo desiderato sposarci dal primo momento in cui ci siamo conosciuti, impedimenti burocratici non lo rendono possibile fino al prossimo anno. Lo faremo il prossimo anno, e festeggeremo tanti anniversari. Lo voglio e lo so.
Nel frattempo c’è la scrittura, c’è la musica. Ci sono persone care che all’una del mattino nella mia cucina mangiano barrette dietetiche e ciambelle al vino, stendono i panni e ridono come adolescenti. Perché questo è Claudio, che trovate sulla bacheca Claudio Rocchi Volo Magico e sulla pagina Claudio Rocchi: nessun lamento da lui né vicino a lui, ma sorriso, fiducia, luce. Susanna Schimperna.

L’amore di Susanna e Claudio è SPLENDIDO. Sono felice di averlo vissuto da vicino, di averli  ritratti*** mentre si tuffavano uno nello sguardo dell’altro…ricordo il giro in macchina assieme a Roma, la “sgridata” del vigile mentre mi riportavano al treno..e poi … Susanna al telefono mentre eravamo al Traffic festival…mille attenzioni, tante delicatezze e pensieri…vederli dà un senso alla parola AMORE!

Entrambi hanno accettato di scrivere dei testi per il mio ultimo libro francese e la loro collaborazione mi ha onorato certamente ma la cosa più bella, l’opera più grande è il sentimento che li lega l’uno all’altro a cominciare dal giorno del loro primo incontro.

NB *** I loro ritratti ovviamente non li pubblico perchè sono  testimonianza del loro sentimento e restano una cosa ovviamente privata.